Metelliano

La chiesa di San Michele Arcangelo, comunemente detta “Sant’Angelo”, sorge presso la località Metelliano, il piccolo abitato alle pendici del Monte Sodello. La frazione è costituita oggi da poche abitazioni sparse con, nella parte alta, l’antica chiesa di Santa Maria. Il toponimo “Metelliano”, talvolta attestato come “Metegliano”, deriva dalla famiglia etrusco-romana dei Metellii, che qui doveva avere importanti possedimenti. 

Ubicata a sud-est di Cortona, la valle di Metelliano rappresenta uno dei luoghi storicamente più significativi di tutto il comprensorio cortonese. Qui passava una via, d’origine etrusca, che da Curtun scendeva a valle e, proprio a Sant’Angelo, si diramava in un due strade: una che conduceva alla Valle del Niccone (e quindi alla Valtiberina) attraverso Pergo e Montanare; un’altra diretta alle zone di Ossaia e Terontola, e quindi verso il lago. Proprio nella nostra zona passeranno poi la Via Romea-Germanica e la Via Lauretana.

L’occupazione più antica di questo territorio, anteriore cioè all’insediamento di comunità longobarde ipotizzabile per questa valle, ha molti tratti in comune con quella attuale. A fianco delle aree abitate (villae e piccoli villaggi) sorgevano diversi luoghi di culto. Uno di questi doveva trovarsi esattamente nel luogo dove poi sorgerà la chiesa di Sant’Angelo, ed era dedicato a Bacco Succhio (da sucus, bevanda): ne è una prova l’attestazione del toponimo “S. Angelo a Succhio”, come anche (forse) il nome del vicino torrente, “rio Baccanella”.

Approfondimenti

Il toponimo Metelliano rimanda ad un praedium, ossia a una proprietà fondiaria della famiglia dei Metellii, che sembrano aver controllato il territorio al confine tra l’umbria e la toscana, e il cui cognome richiama per evidente assonanza quella della celebre famiglia patrizia dei Metelli.
I Metellii, che forse erano etruschi romanizzati e la cui fortuna si può collocare nel periodo della battaglia del Trasimeno, in cui soccorsero un piccolo contingente di Romani sfuggito alla trappola di Annibale, appartenevano certamente all’aristocrazia cortonese già nell’età ellenistica e nella prima età imperiale, tanto che alcuni dei suoi membri risultano tra coloro che sedevano nelle magistrature pubbliche cortonesi. E a questa famiglia apparteneva certamente Aule Meteli, figlio di Vel e di Vesi, ritratto come un uomo togato con il braccio sollevato per chiedere il silenzio e l’attenzione degli ascoltatori nella celebre statua in bronzo del II secolo a.C. nota come l’“Arringatore”.
Secondo la tradizione la statua sarebbe stata rinvenuta nel 1566 a Sanguineto, località presso il lago Trasimeno, al confine tra l’Umbria e la Toscana, e passata subito nelle collezioni di Cosimo I de’ Medici; mentre più di recente una ricerca d’archivio dimostrerebbe che fu il Papa a far pervenire nelle mani del Granduca di Toscana la statua monumentale, che un contadino aveva scoperto sempre nel 1566 a Pila, una località vicina a Perugia. Comunque siano andate le vicende del rinvenimento, l’iscrizione con il nome dei Metellii e il riferimento al culto della divinità Tece, che richiama il toponimo di “Teccognano”, nonché la certa presenza della famiglia nell’area di Metelliano sono ragioni sufficienti per considerare il forte legame tra questo monumento e la famiglia cortonese.