L'Arcangelo Michele
L’intitolazione della nostra chiesa a san Michele Arcangelo è retaggio della fase longobarda di questo luogo di culto: un periodo storico del quale, però, non rimangono che labili tracce. Il legame tra i Longobardi e il Santo è profondamente significativo, tanto da essere considerato un elemento cruciale della loro identità culturale e religiosa dopo la conversione al Cristianesimo.
In generale, san Michele Arcangelo riveste un ruolo di primaria importanza nella tradizione religiosa, venerato come guida degli angeli, difensore della fede e protettore della Chiesa. Il suo nome, “Mi-ka-el” (“Chi è come Dio?”). è una domanda retorica che ne evidenzia l’assoluta devozione a Dio e il rifiuto di ogni forma di idolatria o ribellione.
Dal punto di vista iconografico, Michele è raffigurato come l’Arcangelo guerriero, spesso con una spada o una lancia, intento a sconfiggere il drago, simbolo di Satana e del male. Questa iconografia trae origine principalmente dall’Apocalisse di Giovanni, che narra la battaglia celeste tra Michele e i suoi angeli contro questa creatura mitologica e i suoi seguaci. La vittoria di Michele simboleggia il trionfo del bene sul male, della luce sulle tenebre.
Approfondimenti
I Longobardi a Cortona
La città e il territorio nell’età longobarda
All’arrivo dei Longobardi, mentre la città era un fortilizio conteso tra barbari e bizantini, destinato a passare progressivamente sotto il controllo longobardo, la campagna era costellata da ville rustiche abbandonate e da piccoli nuclei abitativi concentrati presso primitivi luoghi di culto cristiani. I gruppi che ora giungevano nel territorio erano composti non solo da guerrieri, ma anche da artigiani, donne e bambini che, dopo un primo insediamento lungo le vie principali dove insistevano le antiche ville e le prime pievi, preferirono stabilirsi in castelli, ossia nuclei abitati fortificati – spesso anche solo circondati da un recinto di pali o terrapieni – disposti lungo le direttrici secondarie.
Le chiese. Almeno 14, tra cui Sant’Angelo, sono le chiese del territorio cortonese dedicate a santi di tradizione longobarda, anche se molte delle chiese più antiche non presentano dedicazioni tipicamente germaniche e generalmente appaiono insediate lungo le principali vie d’età romana.
I castelli. Il progressivo impaludamento, la necessità di disporre delle risorse provenienti dai boschi e dell’uso a pascolo o coltivazione delle zone incolte, oltre a esigenze di difesa, spinse la popolazione a distribuirsi in insediamenti recintati, i cosiddetti Castelli rurali, costruiti su siti posti ad un’altitudine maggiore rispetto a quelli d’età romana e che comunque, sia che fossero quelli della montagna o del cono collinare, che quelli emergenti della vallata nella parte risparmiata dalle acque, non coincidevano con quelli dell’età precedente.
Il medioevo: la chiesa di sant’Angelo del Succhio nella villa di Metelliano. A fine Duecento il Comune delineava le circoscrizioni territoriali del proprio contado, distribuendo i nuclei abitati, costituiti da ville e castelli, su un sistema di sei Pivieri. Tra questi la chiesa di Sant’Angelo del Succhio apparteneva alla Villa di Mitigliano, che insieme a quelle di Cavignano-Cesi-Castagni, Montanare, Valecchie, Trebbio, san Bartolomeo di Pergo, di Pietro di Pergo, Tecognano, Montalla, san Marco, e Castel Girardi, apparteneva al distretto del Pieviere di Montanare.
Costruita probabilmente nei pressi di un luogo di culto dedicato a Bacco, come sembrerebbe doversi intendere il riferimento a Succhio, l’edificio attuale, che pure ingloba materiali d’età romana, risalirebbe al XI secolo, e sarebbe stato costruito probabilmente su una chiesa preesistente, databile almeno all’VIII secolo.
San Michele Arcangelo, il primo patrono di Cortona. La dedica a San Michele Arcangelo è particolarmente cara ai Longobardi, poiché questo santo, rappresentato come comandante delle forze celesti e dominatore delle forze naturali, ben si prestava ad una trasposizione in ambito cristiano della mitologia germanica.
Il culto per il santo risulta piuttosto diffuso e persistente nel territorio cortonese, al punto che oltre alla dedica di un monastero collocato fuori le mura della città purtroppo non più esistente; l’arcangelo guerriero viene confermato dalle fonti tra i santi patroni di Cortona.
Nel giorno della sua festa – che cadeva oggi come allora il 29 agosto – si teneva la grande fiera di fine estate, che nel medioevo rappresentava una delle maggiori fiere del territorio, nella quale giungevano mercanti e acquirenti non solo dall’Umbria e dalla Toscana, ma anche da paesi lontani.
Se poi agli inizi del Cinquecento è al pittore cortonese Luca Signorelli si deve l’immagine più bella di San Michele tra gli altri patroni cittadini, alla fine dello stesso secolo spetta allo storico cortonese Rinaldo Baldelli la dotta tradizione secondo cui il serpente vinto dall’Arcangelo sarebbe una interpretazione cristiana di un antico biscione, già emblema della città, legato nell’età etrusca e romana al culto di Esculapio.


